Elly Schlein all’angolo per il disastro nella sua regione. Ma fa finta di nulla: “Non sono tecnica”

Elly Schlein all'angolo per il disastro nella sua regione. Ma fa finta di nulla: "Non sono tecnica"

Estratto dall’articolo di Laura Cesaretti per IlGiornale 20 maggio 2023

La segretaria Pd è stata assessore al Clima. Dopo giorni di silenzio ora invita i suoi a non polemizzare per “coesione nazionale”.

L’annuncio è arrivato ieri pomeriggio: Elly Schlein ha deciso di «sospendere gli impegni della campagna elettorale» e di recarsi nella sua regione, l’Emilia Romagna, martoriata dall’alluvione.

Nel frattempo, la segretaria dem ha ammonito il proprio partito: nessuno scontro con il governo, davanti al disastro «serve unità e spirito di coesione nazionale, e noi siamo disponibili a collaborare». Ma per la Schlein non è facile, stavolta, schivare le polemiche: la sua carriera politica è iniziata proprio in Emilia Romagna, e in quella regione la neo-leader Pd faceva fino a pochi mesi fa la vicepresidente, proprio a fianco di Stefano Bonaccini, poi diventato suo avversario nella battaglia per la guida del Partito democratico. E Elly era nella giunta Bonaccini con una delega, guarda caso, alla transizione ecologica e al «patto per il clima», sottoscritto nel 2020 con le parti sociali.

Inevitabile quindi che sia chiamata in causa da avversari come il centrodestra, cui non par vero di attribuire le responsabilità della catastrofe ad un governo regionale sempre guidato dalla sinistra, che le rimproverano il silenzio di questi giorni sull’emergenza nella sua regione («Elly è andata solo oggi per evitare l’effetto passerella», assicurano dal suo staff, replicando a chi le rimprovera di non aver voluto «metterci la faccia»); o da alleati come i grillini, che invece le rinfacciano di non essere stata abbastanza radicale nelle politiche ambientali. Ad esempio, è l’accusa (non si sa quanto disinteressata), nel 2020 Schlein aveva – da vicepresidente della Regione – sottoscritto l’impegno per una legge regionale per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici che non sarebbe ancora stata varata.

Intervistata ieri in un forum di Repubblica, Schlein sorvola sul ruolo ricoperto fino a ieri nella regione e accusa il governo Meloni di essere «totalmente indifferente» all’impatto della crisi climatica mentre se la prende con gli ambientalisti, rei «di dipingere scenari apocalittici». La sua proposta? «Si parla di modifiche al Pnrr: ecco, avrebbe senso mettere più fondi sulla prevenzione del rischio idrogeologico». Le risponde il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Raffaele Fitto: il Recovery plan «ha un percorso differente», e al suo interno «ci sono già risorse contro il dissesto, ma sono per progetti specifici».

Quando su Repubblica le fanno domande più specifiche, chiedendole un giudizio sui veti ambientalisti che bloccano, ad esempio, i bacini di espansione dei fiumi, lei si tiene sul vago: «Non sono una tecnica. Sicuramente c’è un tema di politiche di contrasto al consumo di suolo, di adattamento e di prevenzione. È ineludibile un piano nazionale: non possiamo spendere quattro volte dopo i disastri ciò che spendiamo in prevenzione». Quanto all’ecologismo del «no» perpetuo, Schlein svicola: «Non so a cosa ci si riferisca. Ma dico: non dividiamoci anche sul dissesto idrogeologico, troviamo le risorse».

L’invito a non «dividersi» viene però ignorato dalla responsabile Ambiente da lei scelta, l’ecologista radical Annalista Corrado (acerrima nemica del termovalorizzatore che risolverebbe i problemi di smaltimento rifiuti di Roma), che ulula sui social contro «i negazionisti che ci chiamano «gretini» e ci hanno sempre detto che le emergenze sono altre», ingiungendo loro di «avere la decenza di tacere». Peccato che esperti come Massimiliano Fazzini, responsabile della Società italiana di geologia ambientale, intervistato dal Foglio, spieghino: «La spinta ambientalista all’interno della politica emiliano-romagnola è stata talmente forte che negli ultimi dieci anni non ha permesso di fare nulla», su un territorio considerato «a più alto rischio idrogeologico».

 

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