Estratto dall’articolo di Francesca Galici per IlGiornale.it

Nuovo scossone nel Pd, che si divide ancora sul Jobs Act: il segretario ha annunciato la sua firma ma l’ala riformista la sconfessa, soprattutto perché le sue parole arrivano dopo quelle di Conte. Dalla Festa dell’Unità di Vecchiazzano, in provincia di Forlì, Elly Schlein con una delle sue dichiarazioni spacca ancora il Partito democratico. Ha sciolto ogni riserva sul referendum indetto dalla Cgil per eliminare il Jobs Act ma dal suo partito si sollevano i malumori per una decisione che snatura l’essenza stessa del Pd. Infatti, il provvedimento è stato varato da Matteo Renzi quando era segretario del Partito democratico e con gran parte degli attuali esponenti dalla sua parte. Che ora un nuovo segretario del partito lo bocci, è uno schiaffo interno che fa molto male. E fa ancora più male perché le dichiarazioni di Schlein arrivano dopo quelle di Giuseppe Conte e, ancora una volta, sembra che il segretario del Pd stia andando al rimorchio del M5s.

“Ho già detto in questi giorni che molti del partito democratico firmeranno, così come altri legittimamente non lo faranno. Io mi metto tra quelli che firmeranno, non potrei far diversamente visto che era un punto qualificante della mozione con cui ho vinto le primarie l’anno scorso”, ha dichiarato il segretario del partito. Quindi, ha rivendicato la campagna, sottolineando che “ero in piazza con la Cgil nel 2015 ed è il secondo referendum che firmo per l’articolo 18”. Per contestualizzare le dichiarazioni di Schlein, è bene sapere che Schlein proviene dal movimento delle Sardine e, prima ancora, era in prima linea con la sinistra nelle contestazioni contro il Pd. Per questo motivo, in tanti, nel 2020 si sono chiesti il motivo per il quale Nicola Zingaretti decise di prenderla nel partito per le elezioni regionali in Emilia Romagna.
Per l’ennesima volta da quando è segretario, Schlein che al suo insediamento dichiarò di voler mettere fine al sistema delle correnti, le rafforza, dando modo a queste di compattarsi ancora di più contro di lei. L’ala riformista del Partito democratico è sul piede di guerra: Lorenzo Guerini, che di quella corrente è uno degli esponenti più forti, ben prima che Schlein desse ufficialmente il suo endorsement alla petizione, si era dichiarato contrario. “Se al posto della Schlein firmerei i referendum sul Jobs Act e sulla precarietà della Cgil? No, non li firmerei ma non mi permetto di dire quello che dovrebbe fare la nostra segretaria”, ha dichiarato l’ex ministro intervenendo a “L’Attimo Fuggente” condotto da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi sulla FM di radio Giornale Radio.
Sulla stessa linea Marianna Madia: “Se proprio voleva fare questa forzatura, poteva farlo prima di Conte. Rimango contraria. In molti come me”. Anche Simona Malpezzi ha espresso la sua contrarietà: “Non firmerò e penso sia sbagliato firmare”.
Uno scossone come questo a poche settimane dal voto europeo non è un toccasana per Schlein, che continua ad appiattirsi sulle posizioni del M5s allontanando gran parte degli elettori storici del Pd.

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