Gli amici di Roberto Speranza che parlano troppo: i nomi e gli obiettivi della “squadra del terrore Covid”

Gli amici di Roberto Speranza che parlano troppo: i nomi e gli obiettivi della “squadra del terrore Covid”

 

Fonte:LiberoQuotidiano 18 dicembre 2021 di Pietro Senaldi

Il fatto che gli italiani siano tra i popoli più vaccinati d’Europa è un miracolo. Il governo, il Comitato Tecnico Scientifico e l’Istituto Superiore della Sanità se ne fanno un vanto ma il prodigio è avvenuto malgrado e non grazie a essi. Probabilmente è dovuto all’effetto dei camion di bare di Bergamo e Brescia, ancora vivi nella memoria collettiva del Paese. Le dichiarazioni delle autorità in materia di Covid e profilassi infatti sono fin dall’inizio della pandemia un susseguirsi di contraddizioni, mezze verità con le gambe corte, dove viene comunicato solo quanto è funzionale alla strategia di breve periodo e nascosto goffamente ciò che poi è destinato a contraddire la verità di Stato. Il nostro giornale si è sempre schierato apertamente contro i No Vax ma bisogna riconoscere che essi hanno trovato spesso nelle parole e nei ragionamenti dei vari Speranza, Brusaferro e Locatelli i loro migliori alleati. Perfino il generale Figliuolo e il premier Draghi sono stati contagiati dal virus delle parole a vanvera. Così il primo ha promesso subito l’immunità di gregge, ritoccando poi al rialzo ogni settimana la percentuale alla quale l’avremmo raggiunta, mentre il secondo ha dato il proprio contributo alla divisione in fazioni degli italiani asserendo che chi non si fa l’iniezione cerca la morte. Per fortuna, essendo più svegli degli altri, i nostri due eroi hanno impiegato poco a trovare l’antidoto alla dichiarazione improvvida, cioè il silenzio, e da allora le cose sono andate meglio.

SFIDUCIA
Chi invece non ha ancora imparato a mordersi la lingua sono i cosiddetti scienziati del governo. Come Locatelli, capo del Cts, il quale dopo aver annunciato una settimana fa la quarta dose per l’autunno 2022, pensando forse che i vaccini sono come le collezioni d’alta moda e vanno lanciati con una stagione d’anticipo, ieri ha fatto sapere che, fosse per lui, gli immunizzati, prima di accedere a stadi, cinema e luoghi affollati dovrebbero sottoporsi a tampone. Sono entrambe considerazioni non sbagliate e però tragiche. La prima non è focalizzata sull’obiettivo del momento, cioè la terza iniezione, e dà ai cittadini la respingente sensazione del fine dose mai. La seconda pare pronunciata apposta per permettere ai no vax di sostenere che neppure il governo crede all’efficacia dei sieri, tant’è che impone i tamponi.

Quasi peggio del ministro Speranza, che nel suo libro ritirato fuori tempo massimo aveva annunciato la disfatta del Covid ancora prima dell’arrivo dei vaccini, salvo ripeterci da allora che non è finita e dobbiamo mantenere alta la guardia, e arrivare a battersi perfino per il discutibile obbligo delle mascherine all’aperto. Peggio ha fatto con il vaccino ai bambini. Per mesi ha sostenuto che i piccoli non rischiavano, poi ha iniziato a dire che andavano vaccinati per proteggere i nonni e, quando ha realizzato che non era una motivazione sufficiente a convincere la maggioranza dei genitori a siringare i figli, ha cominciato a dare dati allarmanti sulla letalità del virus anche sui minorenni. Tutte queste gaffe sono figlie di un unico vizio: la sfiducia verso i cittadini, trattati come infanti o deficienti ai quali non si possono mai dire le cose come stanno. Bisogna fornire al popolo solo verità assolute, meglio se condite con dell’insano terrorismo. Pensavamo di essere usciti da quest’ incubo con la tumulazione del governo Conte due ma purtroppo non è così; troppi casinisti sono sopravvissuti alla fine dell’avvocato Giuseppe e del suo commissario Arcuri e continuando a blaterare ci stanno mandando nei matti. Fortuna che gli italiani sono più maturi di molti che li guidano, altrimenti avremmo meno immunizzati noi del Congo.

MANCA CHIAREZZA
Eppure sarebbe semplice fare chiarezza. Ci vuole tanto per dire che il vaccino ha una efficacia limitata nel tempo e il Green Pass dura tre mesi in più di quanto dovrebbe e per questo si ammalano anche gli immunizzati, perché in realtà molti di essi non lo sono più? Così si giustificherebbe l’idea di Locatelli di tamponare anche i vaccinati e si toglierebbero argomenti agli anti-siringa. Invece si preferisce violentare l’opinione pubblica con frasi calate dall’alto e apodittiche, pronunciate senza contestualizzazione, per vedere l’effetto che fa. Ma la sola conseguenza è una reazione allergica della gente verso la comunicazione istituzionale superiore a quella mai creata da qualsiasi vaccino. Al punto che ormai la maggioranza del Paese, tra immunizzati e no, è diventata favorevole all’obbligo di siringa, l’unica cosa che sarebbe chiara e comprensibile a tutti; e soprattutto, che metterebbe fine alle polemiche dei cittadini e alle dichiarazioni boomerang di chi dovrebbe guidarli.

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