Guido Crosetto sul futuro del centrodestra: “Meloni e Salvini? So come portare la pace”

Guido Crosetto sul futuro del centrodestra: “Meloni e Salvini? So come portare la pace”

 

Fonte:Liberoquotidiano 30 marzo 2021 di Pietro Senaldi

«Draghi non è un sovranista. Erano i suoi predecessori a essere masochisti» «Giorgia e Matteo sono diversi ma complementari. Continuo a dirlo e sarebbe ora che lo accettassero anche loro» «Il Pd è strano: i suoi elettori si innamorano ogni volta del nuovo capo e poi lo cacciano» «Sul boom di Fratelli d’Italia nei sondaggi non avete ancora visto nulla. Nel giro di due anni il partito può arrivare sopra il 25%».

Immagina il collasso della Lega? «No, immagino quelli che alcuni chiamano in modo sprezzante “sovranisti”, Fdi e Lega, oltre il 50%. E non posso escludere uno scenario con Fdi primo partito: è molto più probabile di quanto si possa immaginare oggi».

Da dove arriverebbero i voti? «Da Forza Italia e dai Cinquestelle».

Da ex azzurro prevede un collasso di Forza Italia? «Forza Italia soffre del progressivo ritiro di Berlusconi; d’altronde è fatale che a 84 anni Silvio abbia meno interesse per la politica e meno energia da spenderci. Ma a essere onesti ne patisce tutto il centrodestra. Nessuno riusciva a tenere insieme l’alleanza come lui, con la sua pazienza ma anche il suo carisma e la sua cortesia».

Il Cavaliere ha smarrito il feeling con gli elettori? «La stima e la fiducia in lui restano, ma ormai viene percepito in uscita. Quel che comunque danneggia davvero Forza Italia è l’ondivagare verso sinistra di alcuni suoi esponenti, l’avere parlamentari che si trovano più a loro agio con il Pd piuttosto che con Fdi e Lega e che addirittura sembrano lavorare a questo progetto».

Cofondatore con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto è la testa lucida del partito. Eletto, ha lasciato il Parlamento malgrado la presidente lo pregasse di rimanere, ma la sua uscita dall’Aula non ne ha diminuito la forza né il potere di influenza. Quando Fdi nacque, e con la sua imponente stazza Crosetto prese in braccio la Meloni sollevandola di oltre un metro, la coppia venne battezzata “il gigante e la bambina”. Giorgia bambina non lo era neppure allora, ma oggi è passato tanto tempo e lo è meno che mai. Tuttavia, pur fuori dal Palazzo, il colosso di Cuneo resta per la leader romana e per il partito un pilastro, oltre che una lanterna capace di illuminare territori e personalità che altrimenti resterebbero poco conosciuti in una forza la cui crescita è sempre più legata alla capacità di espandersi oltre l’Urbe.

Crosetto, qual è il bacino elettorale di Fratelli d’Italia? «Non ne esiste solo uno. I ceti produttivi, quella che era la classe media e la pandemia sta uccidendo e ormai anche quella operaia, visto che la sinistra spesso non è più in grado di comprenderla e quindi rappresentarla».

Geograficamente Fdi però cresce soprattutto al Sud «Maggiormente al Sud perché sta crescendo ai danni di M5S, che era forte in Meridione».

Quali sono i tasti da battere per continuare a salire? «Quelli su cui Giorgia sta insistendo da tempo: la coerenza, i valori, il lavoro, il no all’assistenzialismo tipo reddito di cittadinanza, la difesa degli interessi del Paese, che significa anche la lotta alle perversioni dello statalismo e della burocrazia».

Ma questo come si spiega con la crescita al Sud? «Perché la parte prevalente del Sud è quella buona, che ha voglia di sviluppo e non di essere mantenuta e sogna che i suoi figli possano diventare eccellenze senza dover scappare».

Non è che Fdi aumenta i consensi solamente perché è l’unico partito all’opposizione? «Una percentuale di cittadini insoddisfatti è fisiologica chiunque governi, ma penso che la Meloni cresca per come ha fatto e fa opposizione più che per il fatto che è all’opposizione. Si documenta, è precisa, puntuale sugli argomenti, sempre pronta a cogliere in fallo il governo ma nel contempo a proporre soluzioni».

Come non è Salvini? «Continuo a dirlo: Giorgia e Matteo sono complementari. Forse sarebbe ora che lo accettassero anche loro».

Forse il punto è che non è mai scoppiato l’amore a livello di intesa personale? «Le diversità tra di loro sono profonde. Giorgia è riflessiva, razionale, studia, analizza, approfondisce, cura il dettaglio ed è coraggiosa. Matteo è bravissimo ad annusare l’aria, cogliere l’umore diffuso, interpretarlo e sintetizzarlo in slogan. Lei ha un pragmatismo razionale, lui invece ne un pragmatismo emotivo».

I bacini elettorali sono diversi? «Ci sono forti sovrapposizioni, perché entrambi parlano alla parte più libera e produttiva del Paese, che adesso è la più arrabbiata e guarda con distanza gli atti di governo che ricalcano quelli del precedente».

E allora il nodo è la competizione per decidere chi comanda «Ma siamo sicuri che sia così importante chi comanda e che ci sia tutta questa voglia di comandare? Le persone intelligenti sanno che comandare non è una gita, specie con questi conti, con la crisi economica che ci sarà e con questa magistratura. Se guarda l’andamento dei prezzi delle materia prime, capisce cosa accadrà finita la pandemia. Giorgia e Matteo non sono come alcuni grillini, andati a comandare per il gusto di dirlo, come la canzone di Rovazzi. E poi nel centrodestra, che è democratico, sono le elezioni a decidere chi comanda».

Che consiglio dà a Giorgia e Matteo per andare d’accordo? «Di vedersi ogni settimana anziché continuare a dialogare attraverso i giornali. Dovrebbero istituire un appuntamento fisso, un po’ come le cene del lunedì ad Arcore tra Berlusconi e Bossi. Altrimenti continuerà a regnare una reciproca diffidenza. Dialogare attraverso i media è come parlarsi tramite avvocati, non è cosa da alleati».

In Europa Lega e Fdi dovrebbero essere nello stesso gruppo? «Non ne sono certo ma probabilmente sarebbe un vantaggio per entrambi. Converrebbe costruire delle alternative alla sinistra in Europa. Il Ppe, con la crisi della Merkel, è una nave senza direzione, non si può permettere che naufraghi a sinistra. Così come è fondamentale, per i conservatori, aprire un confronto serio con i Verdi, che in Ue sono pragmatici e non ideologici come in Italia».

Giova al centrodestra che la Lega governi e Fdi sia all’opposizione? «Sulla carta è positivo, perché consente all’alleanza di mantenere un aggancio con la parte di elettorato che non si riconosce nel governo, che è piuttosto cospicua. Però rischia di diventare un fattore negativo se, come sta accadendo, diventa motivo di rivalità nello schieramento. Ora c’è troppa inutile competizione».

Di chi è la colpa? «C’è un certo imbarazzo della Lega e di Forza Italia nel gestire le posizioni della Meloni su alcuni atti del governo. Dovrebbero invece capire che è normale che un partito all’opposizione faccia l’opposizione. Quel che conta è che Fdi ha tenuto azzurri e Lega, ma anche il premier, fuori dalle sue critiche».

Insomma, siamo sempre al cerchiamo di fare gioco di squadra? «E le pare poco? La sinistra va a gambe all’aria ogni due per tre proprio a causa dei personalismi».

Poi però il Pd risorge sempre dalle proprie ceneri «Il Pd ha una fortuna straordinaria perché l’elettore dem è uno strano animale: si disaffeziona ai leader, e dopo un po’ li rottama senza pietà, come è accaduto con Renzi, ma quando arriva un nuovo capo si obbliga a crederci ancora una volta e a dargli fiducia. Ha sempre voglia di innamorarsi di qualcuno, chiunque sia».

La sinistra è rimasta spiazzata dal Draghi sovranista? «Ma Draghi non è un sovranista, erano i suoi predecessori a essere masochisti. Draghi sta facendo solo quello che avrebbe dovuto fare qualsiasi premier italiano prima di lui, ossia tutelare gli interessi della propria nazione e non sacrificarli a quelli europei, quando sono contrari ai nostri».

Sta ottenendo dei risultati veri i gode solo di una buona stampa? «Prima avevamo governi culturalmente succubi dell’Europa, e perciò incapaci di guidare il Paese, perché se ti senti inferiore finisci per assecondare gli altri e sacrificare i tuoi interessi, come è avvenuto per esempio in Libia. Draghi rappresenta una discontinuità, perché ha cambiato la percezione del governo italiano in Europa».

Il premier arriverà a fine legislatura? «Impossibile prevederlo. Di certo da luglio ne vedremo delle belle».

Per via del semestre bianco? «Con la sicurezza di non andare alle urne se anche cadesse il governo, tutto diventerà molto più difficile. Nella maggioranza ci sono troppe contraddizioni e, quando saranno sicuri di non poter perdere la poltrona, tutti diventeranno molto più coraggiosi».

Ma il governo sta funzionando? «Sono state importanti le decisioni in netta discontinuità con il governo Conte, come l’accelerata sui vaccini, la sostituzione di chi aveva gestito prima, la scelta di alcuni Ministri (pochi) tecnici e politici di alto livello e la nomina di Gabrielli ai Servizi Segreti».

E che cosa boccia invece? «È rimasto l’approccio irrazionale ai problemi che caratterizzava l’esecutivo precedente. Che senso ha dare un ristoro del 4% del fatturato perduto a chi ha chiuso e non incassa nulla? Sarebbe meglio permettergli di non pagare l’affitto o sostenerlo sui costi fissi. Con quale logica poi, se ci sono due negozi affiancati, uno è chiuso e l’altro aperto solo perché vendono prodotti differenti? Le probabilità del contagio sono identiche, meglio intervenire sulle misure di sicurezza. Questo però accade perché Draghi ha continuato a mantenere intorno a sé il ministro Speranza e le altre persone che hanno gestito la parte sanitaria della pandemia in maniera del tutto illogica anche prima».

Al di fuori dell’emergenza Covid, cosa dovrebbe fare il governo? «Molte, troppe cose. Visto che è un esecutivo di solidarietà nazionale, con tutti dentro, magari potrebbe prendere atto che la giustizia in Italia non esiste e certi giudici usano i loro poteri straordinari solo per affermare la propria onnipotenza e impunità, tenendo prigioniera la politica ma anche l’economia. Non ci può essere un sistema democratico finché la magistratura è parte della lotta politica».

Salvini deve preoccuparsi per le incriminazioni per sequestro di immigrati? «Non capisco perché il Parlamento non si muova dopo le denunce di Palamara e tutto il marcio emerso nella magistratura». Non capisce? «Nessuno osa riformare la magistratura perché tutti temono di essere poi perseguiti dai giudici, ma bisognerebbe capire che stare zitti e continuare a farsi calpestare dalle toghe è il modo più stupido e sterile per affrontare il problema».

Il centrodestra non trova candidati per le città anche perché tutti temono di essere indagati? «È una delle spiegazioni, non l’unica. A me è stato chiesto di candidarmi tempo fa, ma ho rifiutato per non rovinarmi la vita, anche se lo avrei fatto con passione e molto volentieri. Oggi puoi candidarti sindaco o governatore solo se non hai nulla da perdere: se hai più di settant’ anni e figli grandi, meglio ancora se non ne hai».

Chi candida Fdi a Roma? «Qualcuno di sicuro… Comunque sarebbe fondamentale che venisse fatta una legge costituzionale per Roma che le conferisse poteri e un’amministrazione speciale».

Sempre soldi a Roma. Vuol proprio far arrabbiare Salvini? «È l’unico modo per sottrarla a un declino irreversibile. Tutte le grandi capitali hanno una legge speciale, perché un Paese, se rilancia la capitale, che è la vetrina, rilancia se stesso».

E Milano paga «Milano non ne ha bisogno, già funziona».

Non ha neppure bisogno di pagare per gli altri «Si parte da una legge per la capitale e poi la si estende a tutte le grandi aree metropolitane nazionali».

 

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