Letta pronto a tutto per le tasse, l’affondo di Pietro Senaldi: l’arma dei tributi per criminalizzare l’avversario

Letta pronto a tutto per le tasse, l’affondo di Pietro Senaldi: l’arma dei tributi per criminalizzare l’avversario

 

Fonte:LiberoQuotidiano 08 aprile 2022 Pietro Senaldi

A sinistra ogni scusa è buona per aumentare le tasse. E siccome siamo in guerra, guai a chi si lamenta. I fatti. Draghi ha il grilletto sulla riforma del catasto, che comporta una rivalutazione del valore degli immobili degli italiani. Lo vuole l’Europa, si giustifica, e giura che lo sconvolgimento sarà a saldi invariati, una semplice operazione di equità, dove i ricchi pagheranno di più e i poveri di meno. Solo che la riforma entrerà in vigore quando lui non sarà più a Palazzo Chigi da un pezzo, e nessuno può garantire il futuro, anche se il passato ci aiuta a immaginarlo; e la storia, in Italia, è che le tasse si alzano sempre.

Inutile a dirsi, il Pd è favorevole alla riforma, e la Cgil per gradire ci aggiunge un prelievo dell’un per cento sui patrimoni superiori al milione mentre il centrodestra, con la Lega in testa, fa le barricate. La lotta è dura, tanto che il premier per risolverla intende mettere la fiducia sulla questione. Come se non bastasse, l’ala giallorossa dell’esecutivo annuncia fiera anche un ritocco al rialzo delle imposte sugli affitti e sui rendimenti dei titoli di Stato. Non si sa di quanto, ma si parla di rialzi che vanno dal 15 al 50% dell’attuale tassazione sulle singole voci. Previsioni che vedono Salvini e Berlusconi totalmente contrari.

Tanto basta al Pd per accusare i soci di maggioranza di voler mandare a casa il governo e di essere i soliti irresponsabili, perché ci proverebbero malgrado ci sia la guerra. Dimenticano, i democratici, due cose. La prima è che chi minaccia di far saltare il banco non è il centrodestra, che non ha mai detto nulla di simile, ma l’alleato del Pd, Conte, e non sulle tasse, ma proprio sul conflitto. Si ricorderà infatti che il leader pentastellato ha ingaggiato una battaglia per fermare l’invio di armi ai resistenti ucraini. I grillini non ne fanno una questione strategica né economica, tantomeno di principio, vogliono solo speculare sul voto dei pacifisti di sinistra delusi.

Tanto basta al Pd per accusare i soci di maggioranza di voler mandare a casa il governo e di essere i soliti irresponsabili, perché ci proverebbero malgrado ci sia la guerra. Dimenticano, i democratici, due cose. La prima è che chi minaccia di far saltare il banco non è il centrodestra, che non ha mai detto nulla di simile, ma l’alleato del Pd, Conte, e non sulle tasse, ma proprio sul conflitto. Si ricorderà infatti che il leader pentastellato ha ingaggiato una battaglia per fermare l’invio di armi ai resistenti ucraini. I grillini non ne fanno una questione strategica né economica, tantomeno di principio, vogliono solo speculare sul voto dei pacifisti di sinistra delusi.

La seconda cosa è che, come predetto da Draghi e accolto dai democratici con toni garruli, il conflitto in Ucraina alleggerirà di molto le tasche degli italiani, aumentando bollette e prezzi; pertanto sarebbe il caso di non infierire ulteriormente sugli italiani con il fisco, che è già uno dei più esosi al mondo.
Più che smemorati però, i piddini sono i soliti truffaldini, alterano la realtà scaricando sui rivali i propri peccati. Chi alza i toni e parla di crisi di governo a proposito delle tasse infatti non sono leghisti e forzisti, ma proprio i democratici, che prima piazzano le mine sotto la maggioranza, prevedendo aumenti di balzelli in tempi di magra, e poi accusano il centrodestra, che ha al punto uno del proprio programma la riduzione della pressione fiscale, di voler mandare tutto all’aria perché non ci sta.

CALCOLI ELETTORALI – Ma a chi gioverebbe davvero una crisi sul Fisco? Certo al Pd, che è privo di argomenti spendibili per la prossima campagna elettorale e soffre la concorrenza a sinistra di Conte e perfino di Fratoianni. Letta troverebbe nella rottura sulle tasse in tempo di guerra il consueto ritornello pre-voto, che ha come sola nota la criminalizzazione dell’avversario. Secondo la Lega, l’accusata numero uno, anche Draghi in fin dei conti sogna la crisi, per uscire di scena a testa alta e non sommerso dai fischi quando, tra un anno, la tensione in Ucraina sarà ancora alle stelle, ci saranno diverse migliaia di bambini morti in più da piangere e gli italiani si ritroveranno alla canna del gas, non solo quanto a riscaldamento ma anche a conto in banca. Sotto sotto però, si vocifera nel Palazzo, una crisi sulle tasse potrebbe essere un toccasana anche per Salvini, che non vive i suoi momenti migliori. Rompere sulle misure anti-Covid o sulla Russia sarebbe stato un boomerang. Mandare al diavolo la maggioranza sulle imposte significherebbe rimarcare il territorio e sfidare Forza Italia: o segue la Lega, e a quel punto la federazione sarebbe un attimo, oppure continua a reggere il moccolo al Pd.

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