L’ultima balla di Michela Murgia: “Intimidita da un poliziotto”

 

Fonte:IlGiornale 29 Aprile 2021 di Federico Garau

La scrittrice racconta di essersi sentita intimidita da un agente durante il controllo dell’autocertificazione.

Michela Murgia e le divise: prosegue la saga che potrebbe fare da cornice ad un suo nuovo libro, tanto pare forte l’attaccamento al tema da parte della scrittrice sarda. Dopo le critiche a Figliuolo, la 48enne originaria di Cabras si sarebbe sentita minacciata da un agente che effettuava un controllo della sua autocertificazione. Il riferimento alla divisa nel discorso deve aver fatto immediatamente scattare l’allarme nella testa della Murgia, che ha segnato l’episodio in modo indelebile neì suoi ricordi, condivisi polemicamente in diretta televisiva su La7.


“Mi sono sentita minacciata”

“Sono andata a prendere un treno e durante il controllo dell’autocertificazione un poliziotto in servizio mi ha detto: ‘Signora, lei ha paura della mia divisa quindi?’ E io gli ho detto: ‘Guardi, fino a 10 secondi fa non ne avevo. Ne devo avere? Mi dica lei’. Mi ha risposto: ‘Vada, vada che è meglio’. È una cosa che dovrebbe succedere?”, attacca la Murgia.

“Io ero una cittadina comune che cercava di prendere un treno”, ricorda la scrittrice. “Eh, ma lei è stata minacciata? Sarebbe una cosa gravissima”, la incalza Alessandro Sallusti, anch’egli ospite di “Otto e Mezzo”. “Il poliziotto doveva controllarmi l’autocertificazione. E basta. Non doveva chiedermi se la sua divisa mi faceva paura o meno. Come dire: “Beh, allora? Adesso le fa paura la mia divisa?”. In parole povere la Murgia interpreta come intimidazione la frase, riferendola a quanto da lei stessa dichiarato sulla divisa di Figliuolo.“Se lei non vede la dinamica di intimidazione”, prosegue una sorridente Murgia, convinta del fatto suo.

L’accusa: “Un politico non può criticare un cittadino”

Murgia si sente una vittima, perseguitata mentre prende un aereo a causa di un post di Salvini.“Quindi, quando un politico indirizza il suo linguaggio aggressivo non verso un suo avversario, quindi fuori dal registro politico, ma verso cittadini che non hanno alcun potere se non quello della critica, che in democrazia dovrebbe essere garantita, ecco questa cosa istituzionalizza e legittima il registro d’odio”, dice la scrittrice.

Poi parla dei numerosi casi di denuncia fatti nei confronti dei cosiddetti “haters” sui social network: “Mi augurano morte e stupri. Poi davanti al giudice dicono: ‘Mi sono sentito autorizzato, sono stato fomentato dal fatto che comunque mi è stata indicata questa persona dal mio punto di riferimento”. Quindi nessuno sarebbe capace di intendere e volere in modo autonomo, ma sarebbe in qualche modo ipnotizzato dalle parole di chi “ha un potere istituzionale, e deve stare molto attento alle parole che usa. È compito del cittadino anche quello di criticare la politica, ma non è compito del politico criticare i cittadini”.

“Il discorso della Murgia andrebbe bene se fosse una comune cittadina”, replica Sallusti. “Ma la Murgia è un’intellettuale che sta sul ring della politica, mena con altrettanta violenza, sia pure con più stile ovviamente, facendo il lavoro che fa. Così come qualcuno si sente in diritto di insultarla perché Salvini l’ha criticata, ci sono tante persone che insultano Salvini per i suoi post su Salvini. Quindi lei è parte di questo sistema”.

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