Nella piazza del Pd bandiere della Palestina e slogan pro migranti

Estratto dall’articolo di Gianni Di Capua per IlTempo

Elly Schlein aveva chiesto ai suoi di non portare bandiere di Israele o della Palestina, ma solo bandiere del Pd o della pace. Ma la tentazione era troppo forte e alla fine due bandiere palestinese sono spuntate vicino al palco. Anche se la segretaria ci tiene a ripetere la litania con cui si attacca Israele senza cadere nell’appoggio ad Hamas. «Al terrorismo sanguinario di Hamas va la nostra condanna ma la brutalità di Hamas non consente altra brutalità verso i civili palestinesi. Chiediamo con forza un cessate il fuoco umanitario non possiamo assistere ancora a questo massacro di civili, non è accettabile né umano. E chiediamo di liberare gli ostaggi di Hamas e difendere i civili palestinesi. Bisogna evitare una spirale di odio e violenza» ha detto dal palco. Nella piazza anche tanti cartelli per chiedere politiche più «accoglienti» in materia di immigrazione. «Basta con la guerra alle Ong, la solidarietà non è un reato» ha detto Schlein dal palco durante il suo intervento conclusivo. Ma c’è anche chi paragona Giorgia Meloni a Wanna Marchi.

Una piazza che ha visto l’ennesimo tentativo di dialogo fra Pd e le altre forze di opposizione. Una presenza che i militanti dem sembrano gradire tant’è che quando Giuseppe Conte entra nel retropalco da una transenna laterale scatta l’applauso. Con il segretario del M5S anche Roberto Fico, con la scorta a seguito, il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri, il deputato Riccardo Ricciardi e la senatrice Alessandra Maiorino. Una volta raggiunto lo spazio antistante al palco principale il leader del Movimento 5 Stelle è stato accolto da Francesco Boccia, Roberto Speranza e Nicola Zingaretti. Poi l’incontro con Elly Schlein. «Io sono per il campo giusto non per il campo largo. Siamo oggi qui per confermare il dialogo che abbiamo già avviato con il Pd. Siamo due forze politiche ciascuna con la propria autonomia, quindi il dialogo serve a convergere sulle posizioni ma anche a segnare, qualche volta, qualche differenza» ha detto Conte ai cronisti presenti. Poi il leader grillino ha attaccato la manovra economica del governo «che è assolutamente inadeguata, è una sciagura per il Paese». Ecco perché, per Conte, la piazza di ieri era «un’occasione per ribadire come con il Pd e le altre forze di opposizione disponibili lavoreremo per contrastare l’azione e le politiche sbagliate di questo governo». Non a caso ieri c’era tutta l’opposizione in piazza col Pd come in una sorta di prove generali di carrozzone.

Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato Avs, il segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni anche lui deputato di Avs. Una presenza che Schlein ci tiene a sottolineare dal palco: «Un grandissimo applauso alle altre forze politiche dell’opposizione che sono venute a trovarci». In piazza anche Stefano Bonaccini per il quale «la luna di miele fra il governo e il Paese è conclusa e credo che peggiorerà perché le condizioni materiali delle persone peggioreranno». Ma per le critiche al governo bisogna aspettare il discorso di Schlein che addossa a Meloni tutti i mali dell’Italia: dai migranti alla sanità passando per il ponte sullo Stretto e il salario minimo. «Siamo qua per dire basta a questo governo, possono travestirsi come vogliono ma la destra è sempre la stessa» tuona dal palco. E per riuscire nell’impresa l’esempio da seguire è Pedro Sanchez al quale Schlein manda un abbraccio perché «ha dimostrato che le destre si possono fermare». Ritorna in voga anche la battaglia sul salario minimo nonostante il parere del Cnel che ha chiarito come non sia una misura utile per alzare i salari. «Siamo qui a rilanciare una battaglia fatta con le altre opposizioni per dire che in Italia serve un salario minimo legale. Il governo non può continuare a rinviare. Abbiamo già raccolto oltre 500mila firme» ricorda Schlein. E poi ancora sull’immigrazione «al governo sono ossessionati dall’immigrazione e non vedono l’emigrazione dei tanti giovani che devono andare altrove per cercare il proprio futuro».

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